Cristina Comencini – regista Pensavo che fare un film da un mio libro fosse come riscaldare una minestra già cotta, già pronta, invece qui è venuta una cosa un po’ diversa. Io mi sono staccata dal libro, ho preso dal libro quello che riguardava i personaggi, le loro storie. Ma fino ad un certo punto: perché gli attori e la loro carnalità, il loro modo di recitare, il loro fisico, il loro modo di muoversi e anche i loro pensieri hanno influenzato molto i personaggi e li hanno trasformati un po’. E così è successo anche con gli ambienti in cui ho girato il film e non con gli ambienti che immaginavo mentre scrivevo. Dunque il film è diventato una cosa completamente nuova. Dal romanzo ho usato la storia, ovviamente, le tematiche di fondo, i rapporti d’amore, di lontananza, ma in modo diverso, e questo mi ha sorpreso molto perché pensavo che in fondo sarebbero tornate molte cose, che avrei avuto come uno sdoppiamento. E’ stato più un problema per gli attori, perché tutti avevano letto il libro e, in realtà, erano più fedeli al libro rispetto a me, volevano ricalcare ed ero io a dire: - facciamo un’altra cosa-. Anche perché mi sembrava che quando li vedevo arrivare in scena venisse un’altra cosa, che è quella che avviene quando si scrive un libro. Ho capito la differenza sostanziale tra i due strumenti per raccontare storie.